Locarno Film Festival


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Interrogarsi sulla poetica cinematografica è il comune denominatore dei festival dedicati all'appassionante mezzo di espressione che è il cinema. Questo non significa, ovviamente, che le manifestazioni siano tutte uguali. E' diversa la ricerca che compiono, l'occhio con cui selezionano le opere, lo sguardo che proviene dal pubblico e verso il pubblico, l'atmosfera che regalano. Tutti elementi che provengono dalla specifica storia di ogni festival, da chi ha tessuto negli anni la rete di scelte importanti, di relazioni umane e artistiche che determinano l'identità dell'evento. Il Festival di Locarno, nato il 23 agosto 1946, ha un percorso articolato e complesso, fatto di oscillazioni fra mondanità e cultura, commercio e arte, impegno e disimpegno."

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La manifestazione cerca, durante tutta la sua storia, come ben descrivono le parole di Morando Morandini, di "trasformare la sua diversità in identità". Negli anni settanta uno schermo di venti metri di lunghezza viene allestito nella Piazza Grande: l'idea dell'architetto Livio Vacchini segna una svolta, in un momento di allontanamento fra pubblico e opera cinematografica, e ridona nuovo slancio a chi concepisce il cinema come uno spettacolo di massa. E' il successo dell'evento, che diventa un "festival per il pubblico" dove autori e produttori possono misurare direttamente sul campo la reazione degli spettatori, offrendo a tutti un'offerta varia e stimolante. Gli anni Novanta riportano a galla il mai risolto dilemma del confine fra arte e promozione, i critici notano come non siano i film i protagonisti dei festival, quanto piuttosto la Grande Macchina della Comunicazione in tutta la sua potenza.

Locarno Film Festival

Gianni Canova, però, fa delle eccezioni: "Locarno sfugge alla regola, elude la tendenza, si sottrae al dominio fatuo della chiacchiera. (...) Di Locarno non resta un film, rimane il cinema. Con tutte le sue immagini: vive, abrasive, pulsanti. Assolutamente poco "promozionali". Impermeabili alla tentazioni del marketing". Nella sua storia più recente il Festival ha finalmente risolto il suo oscillare fra diversità e identità: proprio inseguendo l'altro ha trovato, senza volerlo, il nuovo, nella sua capacità di mischiare vari generi (cinema-diario, cinema-memoria, cinema-autobiografia...)senza occuparsi della coerenza ha trovato la sua essenza. Contraddittoria, ambigua, fluida, come la vita. Come il cinema.
La 60esima edizione ha visto Moleskine, personalizzato con il logo maculato dell'evento, in un duplice ruolo: sia parte del merchandising ufficiale che omaggio agli artisti. Un dono rinnovato, dopo la sua presenza già l'anno precedente, con una personalizzazione diversa.

Per approfondimenti:
on line: http://www.pardo.ch/

in libraries: "Locarno città del cinema. I cinquant'anni del Festival internazionale del film" di Dalmazio Ambrosini, Armando Dadò editore, Locarno 1998.

"Dalle suggestioni del Parco alla Grande Festa del Cinema. Storia del Festival di Locarno 1946-1997"di Guglielmo Volonterio, Marsilio, Venezia 1997.