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Guillame
Apollinaire (1880–1918)
L'année républicaine,"Zone".
Manoscritto autografo.
Tra il 1909 e il 1910, Apollinaire
concepisce il progetto
di L’Année républicaine, raccolta di dodici
poesie e
proprio in questo quaderno scrive una prima versione
di “Vendémiaire” e un abbozzo di “Brumaire”
(intitolato poi “Cortège” nella raccolta Alcools).
Nel 1912, il futuro autore dei Calligrammi usa questo stesso quaderno
per scrivere il brogliaccio di “Zone”.
Immagine: Bibliothèque Nationale
de France.
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Georges Bataille (1897–1962)
Taccuini degli anni 1942–1947.
Poeta, romanziere, filosofo, sociologo,
Georges Bataille
pone al centro della sua indagine i temi dell’erotismo
e
della violenza, intesi come strumento di un’esperienza
mistica
«senza dio». Gli anni di questi taccuini coincidono
con il periodo di maggiore impegno intorno all’opera di
Nietzsche
e con la fondazione della rivista Critique,
di cui diventerà poi il direttore.
Immagine: Bibliothèque Nationale
de France.
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Paul
Bowles (1910–1999)
Appunti tailandesi, 1966.
Viaggiatore instancabile, compositore
e scrittore, Paul
Bowles incarna in modo esemplare alcuni dei più
trafficati
miti novecenteschi: la ricerca dell’altrove, la
trasversalità
degli interessi e dei linguaggi, l’inquietudine
e la
trasgressione esistenziale. Da uno dei suoi romanzi
africani,
The Sheltering Sky, Bernardo
Bertolucci ha tratto il film Il tè nel deserto.
Immagine: University Of Delaware Library.
Special
Collections Department.
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James
P. Chapin (1889–1964)
Taccuino 4, 8–18 aprile 1910
Naturalista ornitologo e illustratore scientifico,
Chapin partecipò a numerose spedizioni in Africa, particolarmente
in Congo, per conto dell’American
Museum of Natural History.
Data: 14 aprile1910
Località: Bafwaboka.
“… e ne vedemmo un altro posarsi su un albero non lontano.
Probabilmente avevano il nido…”
Immagine: American Museum of Natural History
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James
P. Chapin (1889–1964)
Taccuino 5, 21 luglio–28 novembre 1912
Data: 21 luglio 1912
Località: Garamba.
“…lance con pesanti manici a bastone, a lama lunga
e
stretta (40-50 centimetri), e comuni lance lunghe e sottili
con la testa più corta. Penetrarono nel sorgo senza esitare,
andando avanti e indietro in ordine sparso fino a
raggiungere i leopardi, che si rivelarono essere due.
Uno, leggermente ferito da una lancia, balzò ruggendo
rabbiosamente e poi corse via verso un altro…”
Immagine: American Museum of Natural History
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Jean
Paul Sartre (1905–1980)
La nausea
Manoscritto autografo, 1932–1938
Scritto in diverse epoche, come testimoniano
gli inchiostri e le scritture differenti, più volte corretto
e cancellato, è il solo manoscritto conosciuto di questo
romanzo (ispirato alla famosa incisione di Dürer,
Melancholia)
e ci permette di immaginarne la genesi
e di seguirne la travagliata stesura.
“… che esplode in polvere quando la si tocca. Tocca
sempre altre
carte, le mani vanno e vengono. Questo non ha l’aria
né di un
gioco, né di un rito, né di un’abitudine,
questo non ha l’aria di
niente, se non di un modo qualsiasi
di riempire il tempo. Ma il
tempo è troppo largo, il tempo
non si lascia riempire…appena ci
immergiamo…una cosa
che si ritira, in un modo ridicolo che
impallidisce.. il gesto di
questo tipo per raccogliere le carte, per
esempio è molto
fiacco…..bisognerebbe scucirlo e tagliare …”
Immagine: Bibliothèque Nationale de France. |
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Pablo
Picasso (1881–1973)
Cahier N° 40
1906–1907 circa
71 pagine con disegni a matita e inchiostro.
Anche la copertina di un semplice quaderno diventa
uno spazio espressivo e dichiarativo: identificarsi
con il proprio cahier, percepirsi come pagina bianca,
fondersi con
i propri scarabocchi e abbozzi –
"Io sono il quaderno",
una poetica rivoluzionaria
in sole quattro parole.
Copertina stampata
e manoscritta:
Io sono il quaderno appartenente al signor Picasso,
13 Rue Ravignant Paris XVIIIe
Immagine e didascalia:
Je Suis Le Cahier, The Sketchbooks of
Picasso,
The Atlantic Monthly Press, New York, 1986.
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Pablo Picasso (1881–1973)
Taccuino N° 53, giugno-settembre 1912,
9 x 13,5 cm
Disegni a matita e/o inchiostro. Schizzi di composizioni
cubiste, chitarre, violini, baffute teste maschili…
Taccuino rivestito in tela, dotato di elastico e tasca
a soffietto interna, 84 pagine di carta a quadretti cucite
con filo di lino, mancano 18 fogli che sono stati strappati.
In queste due pagine, le linee di una composizione
astratta da una parte ed impronta del collage di un fiore
con la scritta Sorgues dall’altra.
Immagine e didascalia:
Je Suis Le Cahier, The Sketchbooks of Picasso,
The Atlantic Monthly Press, New York, 1986.
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Sfar
/ Chabrol Œil pour Œil
Taccuino di schizzi, 2004
Il disegnatore Joann Sfar, autore di fumetti molto
amato in Francia, è stato inviato dalla rivista “l’Express”
a Nantes sul set del film di Claude Chabrol,
La damigella d’onore. Sfar ha affidato al suo taccuino
la cronaca illustrata della giornata.
“È molto riposante ritrovarsi in una troupe dove tutti
hanno l’aria
di conoscersi da tanto tempo, si sente che si trovano bene,
come gli zingari di un lunapark che tutti insieme, per anni, si
sono portati dietro la loro ruota panoramica”
“Il DJ. Pierre, ingegnere del suono schiaccia sui tasti per
un po’
e borbotta: “c’è un cretino che non ha spento
il telefono
cellulare”. Mi dico che non può essere il mio cellulare
perché ho
escluso la suoneria. “Ripeto che c’è un cretino
che ha lasciato il
cellulare acceso, sta vibrando”. Hmm…discretamente mi
isolo
per spegnere il telefonino”.
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Emily
Sowden,
Taccuino di viaggio, 1936 circa
I taccuini dell’americana Emily Sowden sono itinerari
di viaggio
commentati da scritti, cartoline, fotografie,
mappe, esemplari botanici….
Questo del 1936 è il taccuino
del suo viaggio in Bretagna
e Normandia, a bordo
dell’elegante piroscafo francese
Normandie.
“Magnifica nave - una macchina a vapore gloriosa e splendida!”
Immagine: University of Delaware Library
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Gertrude
Stein (1874–1946)
Taccuino, 1925
Gertrude Stein, la scrittrice nata in America ma presto
stabilitasi
in Europa, è una delle figure intellettuali che
hanno fatto
di Parigi la capitale della cultura nel periodo tra
le due guerre.
Il suo celebre salotto fu luogo d’invenzione,
di scambio,
di sperimentazione di linguaggi diversi. In casa
Stein, i rappresentanti
della “generazione perduta”
(Hemingway, Fitzgerald,
Copland) incontravano gli
esponenti dell’avanguardia europea
(Matisse, Picasso,
Braque, Léger), dando vita a uno dei momenti
di maggiore creatività del novecento.
Immagine: Beinecke Library, Yale University
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