|
Ero
venuto in Australia per imparare da me, e non dai libri
altrui, che
cos'erano le Vie dei Canti, e come funzionavano.
Naturalmente non
sarei arrivato al nocciolo della questione,
né intendevo arrivarci.
A Adelaide avevo domandato
a un'amica se conosceva un esperto, e lei
mi aveva dato
il numero di telefono di Arkady.
"Ti spiace se uso il mio taccuino? "
" Fa' pure ".
Tirai fuori di tasca un taccuino con la copertina di tela
cerata,
tenuto chiuso da un elastico.
"Bello" commentò.
"Li compravo a Parigi, ma adesso non li fanno più"
"A Parigi?" ripeté inarcando un sopracciglio, come
se fosse la cosa più snob che avesse mai sentito.
Poi mi strizzò l'occhio e riprese il discorso.
[
]
Pranzammo con una birra ed un panino al salame.
La birra mi fece venire
sonno, così dormii fino alle quattro.
Quando mi svegliai cominciai
a riordinare la roulotte
per farne un luogo di lavoro.
Sopra il secondo letto c'era una tavola estraibile di
compensato che
diventava una scrivania. C'era perfino
una sedia girevole da ufficio.
Misi le matite in un bicchiere
con accanto il coltellino dell'esercito
svizzero. Tirai fuori
qualche notes e, con l'ordine maniacale che accompagnava
l'inizio di un progetto, sistemai i miei taccuini "parigini"
in tre pile ordinate.
In Francia questi taccuini si chiamano carnets moleskines:
moleskine, in questo caso, è la rilegatura in tela cerata
nera. Ogni volta che andavo a Parigi, ne compravo una
scorta in una
papeterie di Rue de Ancienne Comédie.
Avevano le pagine
quadrettate e i risguardi trattenuti
|
|
 |