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home > racconti > parole > Chatwin - Le vie dei canti
Da Bruce Chatwin
Le vie dei canti
Adelphi, 1988

Da Luis Sepúlveda
Patagonia express
Feltrinelli, 1995


Da Luis Sepúlveda
Moleskine
Apuntes y reflexiones

Ediciones B
Grupo Zeta, 2004

da un elastico. Li avevo numerati in progressione.
Sul frontespizio scrivevo il mio nome e indirizzo e offrivo
una ricompensa a chi lo ritrovava.

Perdere il passaporto era l'ultima delle preoccupazioni;
perdere un taccuino era una catastrofe.
In vent'anni e più di viaggi ne ho persi soltanto due.
Uno era scomparso su un autobus afgano.
L'altro requisito dalla polizia segreta brasiliana che,
con una certa perspicacia, credette di riconoscere in alcune righe che avevo scritto - a proposito delle ferite di un Cristo barocco - una descrizione in codice delle sue pratiche ai danni dei prigionieri politici.
Qualche mese prima che partissi per l'Australia, la padrona della papeterie mi disse che diventava sempre più difficile trovare il vrai moleskine. Era rimasto un fornitore solo: una piccola azienda familiare di Tours che a rispondere alle lettere ci metteva molto tempo. "Vorrei ordinarne cento" dissi a Madame. "Cento mi basteranno per tutta la vita." Promise di telefonare a Tours nel pomeriggio.
All'ora di pranzo ebbi un'esperienza che non mi
imbaldanzì. Il capo cameriere della Brasserie Lipp
non mi riconobbe più: "Non, Monsieur, il n'y a pas de place".
Alle cinque mi presentai al mio appuntamento con
Madame: il fabbricante era morto e gli eredi avevano
venduto l'azienda. Lei si tolse gli occhiali e, con espressione quasi luttuosa, annunciò: "Le vrai moleskine n'est plus".

Avevo il presentimento che la fase " itinerante" della mia
vita si sarebbe presto conclusa. Prima che si insinuasse
dentro di me il malessere della sedentarietà, pensai,
dovevo riaprire questi taccuini. Dovevo mettere sulla carta un riassunto delle idee, delle citazioni e degli incontri che mi avevano divertito, che mi tornavano in mente spesso e che speravo avrebbero fatto luce su quello che per me è l'interrogativo primo: qual è la natura dell'inquietudine umana?
In una delle sue pensées più cupe, Pascal disse che la
fonte di tutte le nostre sofferenze era l'incapacità di starcene tranquilli in una stanza.
Perché, domandava, un uomo che ha di che vivere sente
lo stimolo a trovare un diversivo in qualche lungo viaggio
per mare? O a vivere in un'altra città, o a andarsene alla
ricerca di un grano di pepe, o in guerra a spaccar teste?

Scoperta la causa delle nostre disgrazie, Pascal volle anche capirne la ragione, e dopo averci riflettuto ne trovò una ottima: e cioè la naturale infelicità della nostra debole condizione mortale; così infelice che, se ci concentriamo



   

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