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Capitolo
1 - Appunti su una moleskine
Bene, eccoci qua, dico sottovoce, e un gabbiano si volta a
guardarmi un istante. "Un altro matto,' penserà il
gabbiano, perché in realtà sono solo, davanti al mare,
a
Chonchi, un porto dell'Isola Grande di Chiloé, nell'estremo
sud del mondo.
Aspetto che diano l'ordine di salire sul Colono, un traghetto
verniciato di rosso e di bianco, che dopo vari decenni
passati a navigare nel Mar Baltico, Mediterraneo e
Adriatico, è venuto a galleggiare sulle fredde, profonde e
imprevedibili acque australi.
Il Colono, dopo le preannunciate ventiquattr'ore di
navigazione, che in realtà possono essere trenta o più,
tutto dipende dai capricci del mare e dei venti, mi lascerà
circa cinquecento miglia più a sud, in mezzo alla Patagonia
cilena. Mentre aspetto, penso a quei due vecchi gringo che
hanno mosso i fragili fili del destino facendo sì che, un
mezzogiorno d'inverno, Bruce Chatwin e io ci incontrassimo
nel caffè Zurich, a Barcellona.
Un inglese e un cileno. E come se non bastasse, due tipi
con scarso affetto per la parola "patria". L'inglese, nomade
perché non poteva essere altro, e il cileno esiliato per
identiche ragioni. Dio mio! Qualcuno dovrebbe proibire
questo genere di incontri, o per lo meno assicurarsi che
non avvengano in presenza di minorenni.
L'appuntamento, organizzato dall'editore spagnolo di
Bruce, era a mezzogiorno e arrivai perfettamente puntuale,
ma a quanto pareva l'inglese mi aveva preceduto; si era
accomodato davanti a un boccale di birra a leggere uno dei
perversi fumetti di "El Víbora". Per richiamare la
sua
attenzione detti qualche colpetto sul tavolo. L'inglese
sollevò il capo, e prima di parlare bevve un sorso.
"Un sudamericano puntuale riesco ancora a tollerarlo, ma
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