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Moleskine
È un taccuino con la copertina nera che mi accompagna sempre
e in cui riverso i miei dubbi, i miei stupori e le mie rabbie di ogni
giorno. Sulle sue pagine butto giù articoli, capitoli di romanzo,
racconti, ricette di cucina, dichiarazioni d’intenti o promemoria
di impegni che in genere dimentico. Ho un rapporto passionale con
le Moleskine e quando una lettrice o un lettore complice – per
questo scrivo, per creare complicità – me ne dà
una, vergine e ancora avvolta nel cellophane, gliene sono grato. Ma
prima o poi arrivo sempre alla fine dei fogli, divenuti ormai pagine,
e quando le rileggo in una breve cerimonia d’addio prima di
inaugurarne una nuova, guardo quanto ho scritto e, di solito, scopro
che non ho perso la capacità di stupirmi. Rileggerle è
riavvolgere la vita e vederla scorrere fugace, fotogramma per fotogramma.
Come appaiono diversi gli articoli nella loro versione originale,
prima di venire tagliati per motivi di spazio, come mi sembrano ingenue
le aggiunte a un capitolo con l’indicazione «impossibile
da inserire » o «chissà se si potrà usare».
I testi che seguono sono tratti dalle tre Moleskine che ho finito
tra il gennaio 2002 e il marzo 2004 e da allora, come scrisse Van
Gogh al fratello Theo, «i mulini non ci sono più, ma
il vento è sempre lo stesso».
Il testo è tratto dall'edizione italiana: Luis Sepúlveda
Una sporca storia
Ugo Guanda
Editore, 2004
Si ringraziano l'editore Guanda e l’editore spagnolo Ediciones
B per la gentile concessione.
L’editore è a disposizione per qualunque omissione nell’assolvimento
dei diritti di riproduzione.
www.guanda.it
www.edicionesb.com
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